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Gli squali nel Mar Adriatico

Nel Mediterraneo sono presenti 45 specie di squali che vivono sia in zone costiere di bassa profondità che in aree più pelagiche a batimetria più profonda. Lungo le coste dell’Adriatico in particolare, anche se gran parte della popolazione non ne è a conoscenza, vivono ben 30 specie diverse di squali. Alcune di queste, come la Verdesca, lo Squalo Volpe e lo Squalo grigio scelgono le acque del nord-Adriatico per partorire i loro piccoli, in un’ambiente ricco di cibo e povero di predatori. 

A differenza di quanto normalmente si pensi, nessuno di questi squali costituisce un pericolo per i bagnanti e per la fruizione turistica ma solo un grande patrimonio da salvaguardare. Questi animali, infatti, presenti da ben 400 milioni di anni, si stanno riducendo sempre più a causa dell’impatto umano.
Il mare Adriatico è un bacino semichiuso le cui caratteristiche, tra cui le forti fluttuazioni stagionali e l’influenza del Po, se da una parte attraggono gli squali per la alta produttività, dall’altra lo rendono ancora più sensibile all’impatto antropico, tra cui inquinamento, distruzione dell’habitat e in particolare pesca. Se infatti nel 19esimo e 20esimo secolo l’Adriatico abbondava di grandi predatori, tra cui gli squali bianchi attratti dalle tonnare allora molto diffuse ( ne sono stati pescati 18 esemplari dal 1948 al 2004) ad oggi l’eccesiva pesca, resa industriale dalla seconda metà del 20esimo secolo con attrezzi più sofisticati, ha decimato la popolazione portando alla scomparsa di diverse specie come lo squalo angelo ( Squatina squatina) e lo squalo canesca (Galeorhinus galuesi) i quali oggi sono considerati non più presenti ma che erano molto comuni fino al 1950. Uno studio scientifico ha dimostrato già nel 2005 una diminuzione maggiore del 60% di squali e razze e la forte differenza di abbondanza tra la costa italiana e quella croata meno impattata in quanto meno soggetta alla pesca.
Pur non essendo oggi oggetto di pesca mirata in Mediterraneo gli squali costituiscono una componente importante delle catture involontarie della pesca professionale (il cosiddetto by-catch), e uno dei più ambiti obiettivi della pesca sportiva, fattori, questi, che entrambi stanno contribuendo al loro declino. Le cause di una così repentina scomparsa sono legate alle loro caratteristiche biologiche (tarda maturità sessuale, pochi piccoli per volta, lunghi periodi di gestazione) che li rende incapaci di reagire nei tempi e nei modi giusti ad una così rapida riduzione del numero di esemplari. Gli squali sono ai vertici della catena alimentare in mare, per questo fondamentali per l’equilibrio ecosistemico, infatti i predatori apicali regolano l’abbondanza, la distribuzione delle loro prede e favoriscono la selezione naturale eliminando gli individui deboli e malati procurando fonti di cibo per gli animali spazzini.
Purtroppo recenti studi hanno dimostrato che in alcune aree del Mediterraneo si sono avute perdite anche maggiori del 90%, rispetto alle popolazioni iniziali di pesci cartilaginei come lo Squalo martello (Sphyrna spp.) 99%, la Verdesca (Prionace glauca) 97%, lo squalo Mako (Isurus oxyrinchu) 99% e lo Squalo volpe (Alopias vulpinus) 98% , che infatti ad oggi sono protetti e inclusi tra le specie ad alto rischio di estinzione.Il problema maggiore relativo alla conservazione animale è la pesca illegale, un attrezzo altamente pericoloso per la cattura accessoria di squali è la Spadara, una rete lunga oltre i 2,5 km (anche fino ai 16 km), lasciata in mare a fluttuare seguendo le correnti in maniera quasi del tutto incontrollata. Messa al bando dalla Commissione Europea nel 2002 e in tutto il Mediterraneo dal 2005, la Spadara è ancora utilizzata illegalmente ma l’istituzione di un’area marina protetta permette un controllo maggiore del rispetto delle regole.
In alcuni casi gli squali possono rimanere intrappolati nelle reti, le reti da posta ad esempio sono attrezzi passivi che non si muovono incontro agli organismi marini ma sono questi ultimi che, nei loro spostamenti, vi arrivano a contatto rimanendo catturati. Come disciplinato dal Regolamento UE 44/2012 questi animali, se catturati accidentalmente ma ancora vivi, devono essere subito rilasciati liberi di riprendere la loro strada nelle profondità marine mentre se catturati morti è necessario chiamare chi di competenza (come agenzie regionali per la protezione ambientale). La vendita delle specie protette è assolutamente vietata e punibile per legge.
Dato il forte declino degli squali nell’Adriatico ricerche approfondite e campagne di tutela sono urgenti e fondamentali ed è molto importante associare alla ricerca scientifica iniziative didattiche e di sensibilizzazione.

SCHEDA SCIENTIFICA
Gli squali, insieme alle razze, appartengono alla classe dei Condroitti, che comprende pesci con un scheletro fatto solo di cartilagine, e alla sottoclasse degli Elasmobranchi. Questo raggruppamento comprende più di 500 specie, presenti in tutti i mari del globo da circa 400 milioni di anni, la cui respirazione avviene attraverso l’utilizzo di un numero variabile tra cinque e sette fessure branchiali e privi di vescica natatoria che i pesci ossei utilizzano per il galleggiamento. Una delle caratteristiche peculiari del corpo degli squali è che esso è ricoperto da dentelli dermici  che proteggono la pelle dai danneggiamenti dovuti ai parassiti e migliorano l’idrodinamica.
Questi pesci sono inoltre dotati di varie serie di denti di riserva, che intervengono in sostituzione di quelli persi o danneggiati. Le dimensioni degli squali variano molto, da quelle del minuscolo squalo lanterna nano (Etmopterus perryi), una specie che vive in profondità e che misura soltanto 17 cm di lunghezza a quelle dello squalo balena (Rhincodon typus), il pesce più grande in assoluto che raggiunge i 12-14 m. Tutti gli squali sono carnivori e la maggior parte di loro si nutre di pesci ed altri animali marini, a differenza degli esemplari più grandi, come lo squalo elefante, che si nutrono principalmente di plancton e nuotano con la bocca perennemente aperta. Gli squali sono poi sensibili ai campi magnetici ed elettrici, grazie alla presenza di recettori collegati ai pori del muso. Riguardo alla riproduzione, circa il 30% degli squali è oviparo, il 50% è viviparo aplacentato (le uova si schiudono dentro il corpo), il restante è viviparo placentato.
Classificazione tassonomica
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Chondrichthyes
Sotto classe Elasmobranchii
I condroitti attuali derivano dai Protoselaci, pesci cartilaginei del Devoniano e includono elasmobranchi (96% squali e razze) e Olocefali (4%). Gli squali sono distinti dagli altri pesci per il loro scheletro cartilagineo e altre caratteristiche fondamentali :
ORGANI SENSORIALI
Sistema olfattivo : molto sviluppato, con narici poste ventralmente e connessioni epitelio-bulbo olfattivo
Sistema gustativo : cellule sensoriali con elevata sensibilità è specificità. Sono in grado di captare sostanze emesse sia da prede che da organismi della stessa specie.
Sistema visivo: Occhi posti lateralmente rispetto al capo con palpebra che copre l’occhio parzialmente, in alcune specie la membrana nittitante lo copre interamente.
Sistema meccano sensore: Cellule della linea laterale permettono all’animale di seguire i movimenti dell’acqua ; sensori cutanei connessi alle scaglie placoidi, rispondono a stimoli di pressione, tensione e temperatura ; orecchio, molte specie sono sensibili a frequenze molto basse (100hz) percepite fino a 250 m di distanza
Sistema elettro sensoriale ; ampolle di Lorenzini poste nella parte dorsale e ventrale del capo, percezione di campi magnetici a bassissima intensità (5nV/cm2) deputate anche all’orientamento dell’animale.Fig1 Ampolle del Lorenzini sotto Organi sensoriali

(Figura 1. Ampolle del Lorenzini)

 

GALLEGGIAMENTO
Diversamente dai pesci ossei gli squali non sono dotati di vescica natatoria per favorire la nuotata, ma utilizzano lo Squalene, un idrocarburo che costituisce l’80 % dell’olio di fegato, e altri lipidi.
Il fegato può costituire da solo addirittura il 30% della massa galleggiante dell’animale, e nella maggior parte dei Carcharhinidae esso costituisce il 25% della massa corporea generale.
La sua efficacia è tuttavia limitata e gli squali devono ricorrere alla spinta inerziale per mantenere la profondità e evitare di affondare quando smettono di muovere le pinne per qualche motivo.
Gli squali toro utilizzano una strategia natatoria diversa: deglutiscono dell’aria dalla superficie e la conservano nello stomaco, che sfruttano come fosse una vescica natatoria.
Tuttavia alcune specie di squali, come lo squalo nutrice, sono in grado di pompare acqua attraverso le branchie, permettendo loro di riposare sul fondo dell’oceano e continuare a respirare.

RIPRODUZIONE
I pesci cartilaginei hanno una strategia riproduttiva di tipo k. Questo significa che raggiungono la taglia di prima maturità dopo molti anni, che producono solo pochi piccoli, che hanno un tasso di accrescimento molto lento. Tutto ciò si ripercuote sull’intera popolazione la quale mostra, di conseguenza, lenti tassi di incremento. La riproduzione è di tipo sessuale e prevede l’accoppiamento tra i due sessi: il maschio introduce uno dei due pterigopodi (peni) nella cloaca della femmina per permettere allo sperma di transitare all’interno. Dopo la copula e avvenuta la fecondazione delle cellule uovo, si sviluppano i piccoli con due principali diverse modalità : l’oviparità e la viviparità. La prima modalità determina la produzione di capsule cornee che contengono il piccolo fino a che questo non ha raggiunto la dimensione giusta per fuoriuscire, durante il periodo di gestazione interno alla capsula il piccolo si nutre del sacco vitellino. Tali capsule vengono deposte direttamente sul fondo del mare, dove rimangono ancorate grazie al muco che le ricopre, oppure la femmina le attacca a qualsiasi substrato per mezzo dei loro lunghi cirri. Molti altri squali invece sono vivipari e alla nascita i piccoli sono, in un certo senso, partoriti ed hanno già la forma degli adulti. In entrambi i casi non sono previste cure parentali. In genere gli squali, in un determinato momento della loro esistenza e dell’anno, frequentano le aree di accoppiamento e dopo un periodo più o meno lungo (anche 24 mesi) di gestazione, le femmine si spostano nelle aree di nursery dove depongono le uova o “partoriscono”. I giovani, via via che crescono, si spostano verso le aree di alimentazione.

Fig 2 1 Piccoli di Etmopterus spinax viviparo
Figura 2.1 (Piccoli di Etmopterus spinax, viviaparo)

spugna Axinella damicornis
Fig 2.2 (capsula cornea di Scyliorhinus canicula, oviparo, associata al substrato coralligeno e ad una piccola spugna, Axinella damicornis)

La protezione degli squali

La politica di protezione degli squali nasce già nel 1994 con la nona Conferenza della Convenzione sul commercio internazionale delle specie selvatiche in pericolo (CITES), la quale ha adottato una risoluzione relativa allo status del commercio degli squali. Successivamente la FAO ha generato l’IPOA-Sharks (International Plan Of Action for the Sharks) vale a dire il Piano di Azione Internazionale per la Conservazione e la Gestione degli Squali in tutti i mari del mondo il cui obiettivo principale è quello di garantire la conservazione e gestione degli squali per un loro uso sostenibile nel tempo.
La più importante Organizzazione non Governativa IUCN (Unione mondiale per la Conservazione della Natura) tra le sue sei Commissioni comprende lo Shark specialist group SSG il quale si occupa espressamente di squali per :
1) Sviluppare una rete di esperti regionali con relativo coordinamento
2) Assistere i Piani Regionali e lo sviluppo delle iniziative
Relativamente al Mediterraneo, in seguito ad un workshop a San Marino nel 2003 e a Peterboroug (Inghilterra) nel 2005 si arrivò alla pubblicazione, nel 2007, della Red List degli squali che vivono nel bacino Mediterraeno. Il lavoro dello Shark Specialist Group dell’IUCN ha permesso di valutare oltre 70 specie di elasmobranchi che vivono in Mediterraneo. Tra questi, ventuno specie, 10 batoidei e 11 squaliformi, sono state considerate in pericolo o fortemente in pericolo di sopravvivenza. Oggi si sta pensando di attivare un nuovo aggiornamento di questa Lista Rossa.
Degno di nota è stato il 2006 perché le varie ONG organizzate in Shark alliance hanno realizzato un’azione risolutiva al fine quello di creare importanti presupposti per bandire, a livello mondiale, la pratica del “finning”, in merito alla quale i pescatori catturano gli squali, tagliandoli le pinne e rigettandoli in mare ancora vivi. Il commercio delle pinne di squalo va ad alimentare il mercato orientale sviluppando un giro di interessi enorme difficilmente gestibile. L’European Elasmobranch Association (EEA), che raggruppa gli specialisti di squali europei e non solo, ha recentemente pubblicato un documento che fa il punto della situazione sul finning, ma soprattutto analizza i retroscena e fornisce indicazioni gestionali che mirano a cambiare la un razionale sfruttamento di questi pesci senza effettuare pratiche atroci.
L’Unione Europea con il suo Piano di Azione per la conservazione e lo sfruttamento sostenibile delle risorse nel Mediterraneo, che si attua attraverso programmi di ricerca quali il MEDITS (MEDiterranean Trawl Survey), sta contribuendo in maniera determinante alla raccolta delle informazioni di base. Queste ultime sono poi condivise e discusse nelle riunioni di coordinamento e soprattutto all’interno dello STECF (Comitato Tecnico Scientifico ed Economico della Pesca). Ciò ha consentito all’UE, nel 2009, di formulare ufficialmente il Piano di Azione Europeo per la conservazione e la gestione degli squali.

POLITICA COMUNE DELLA PESCA

Le cause primarie della diminuzione degli squali, come precedentemente detto, sono imputabili principalmente all’attività di pesca. In particolare la pesca a strascico, incide sulla perdita di questi pesci per circa il 38%, mentre i palangari arrivano al 36%. La restante percentuale è da imputare ad altri tipi di pesca, tra i quali la rete da posta che potrebbe vedere impigliati squali anche di grandi dimensioni. L’Italia con una pesca di 253 000 tonnellate annue è al 7° posto tra gli stati europei, è perciò di grande importanza che si impegni in una pesca più sostenibile.
La politica comune della Pesca dell’Unione europea si occupa di 1) fissare le norme per garantire che la pesca europea sia sostenibile e non arrechi danno all’ambiente marino limitando lo sforzo di pesca con restrizioni sulle dimensioni delle flotte, sui quantitativi di pesce che si possono pescare e stabilire come e dove si può pescare 2) fornire alle autorità nazionali gli strumenti per far rispettare tali norme e punire chi le viola 3) finanziare la ricerca scientifica e la raccolta di dati, per alimentare le politiche e il processo decisionale.
L’iniziativa Conoscenze oceanografiche 2020 finanziata dall’Unione Europea mira a raggruppare dati marini coerenti e di qualità e renderli liberamente accessibili al pubblico per accrescere la nostra comprensione dei mari e degli oceani.
Il regolamento CE n. 1967/2006 del Consiglio del 21 dicembre 2006 :
Vieta l’uso di attrezzi trainati entro una distanza di 3 miglia nautiche dalla costa per proteggere le praterie di fanerogame.
Vieta ovunque l’utilizzo delle reti da fondo che causano il maggior impatto ambientale, per la cattura delle specie seguenti: Tonno bianco (Thunnus alalunga), tonno rosso (Thunnus thynnus), Pesce spada (Xiphias gladius), Pesce castagna (Brama brama), Squali (Hexanchus griseus; Cetorhinus maximus; Alopiidae; Carcharhinidae; Sphyrnidae; Isuridae e Lamnidae).
Vieta l’uso di attrezzi trainati entro una distanza di 3 miglia nautiche dalla costa per proteggere le praterie di fanerogame.

ITALIA
Nel 2009 il Ministero dell’Ambiente Tutela del Territorio e del Mare ha dato il via a un processo che con buona probabilità porterà alla formulazione di un Piano di Azione per la conservazione dei pesci cartilaginei nei mari italiani. Questo programma si chiama ELASMOIT e ha raccolto moltissime informazioni sull’argomento grazie al coinvolgimento dei maggiori esperti italiani, a sua volta il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha attivato un programma di elaborazione dati, ELASMOSTAT, che attraverso l’utilizzo delle informazioni raccolte in oltre 25 anni di monitoraggio della pesca a strascico sulle risorse demersali e pelagiche, mira a valutare lo stato di sfruttamento di questi pesci.
Il quadro normativo italiano per la protezione degli squali nasce sulla base dei regolamenti CITES, il cui ultimo aggiornamento è stato il 29 luglio 2013, della convenzione di Berna, per la conservazione della fauna selvatica e degli habitat naturali del CMS, Convenzione sulle specie migratrici, i quali includono nell’ Appendice 2 (Specie il cui commercio è regolamentato tramite certificazioni) :
Squalo bianco (Carcharodon carcharias), Squalo elefante (Cetorhinus maximus), Manta gigante (Manta birostris)
Appendice 3 (Specie il cui import ed export è regolamentato a livello di singoli stati):
Squalo mako (Isurus oxyrinchus), Smeriglio (Lamna nasus), Verdesca (Prionace glauca), Squadro (Squatina squatina), Razza bianca (Rostroraja alba).
La Legge 9 gennaio 2012, n. 4 ( Misure per il riassetto della normativa in materia di pesca e acquacoltura, a norma dell’articolo 28 della legge 4 giugno 2010, n. 96) pone il divieto di detenere, sbarcare trasportare e commercializzare le specie di cui sia vietata la cattura in qualunque stadio di crescita, con pene e contravvenzioni, per la violazione del divieto, che implicano l’arresto da due mesi a due anni o l’ammenda da 2.000 Euro a 12.000 Euro. Queste le specie a cui si applica tale divieto :
Squalo volpe occhio grosso (Alopias superciliosus)

Squalo volpe (Alopias vulpinus)

 Squalo seta (Carcharhinus falciformis)

Squalo bianco (Carcharodon carcharias)

Squalo elefante (Cetorhinus maximus):

Smeriglio (Lamna nasus)

Squali martello (Sphyrna lewini, Sphyrna mokarran, Sphyrnatudes, Sphyrna zygaena)

Squadro pelle nera (Squatina squatina)

Razza bavosa (Dipturus batiscom)

Squali grigi del genere Carcharhinus

Notidano grigio (Hexanchus griseus)

Mako (Isurus oxyrinchus)

Verdesca ( Prionace glauca):

Squalo latteo (Rhizoprionodon acutus)

Area marina protetta TORRE DEL CERRANO
L’istituzione di una area marina protetta, in cui la pesca è limitata e la degradazione dell’habitat assente, è di notevole importanza nella protezione degli elasmobranchi che potrebbero avvicinarsi alla costa o scegliere quest’area come area di nursery. Studi effettuati in molte aree marine protette attraverso la tecnica del censimento visuale mostrano, dopo dieci anni, un aumento di individui per tutte le categorie di pesci imputabile sia alla cessazione del prelievo, sia al recupero della complessità strutturale dei fondali precedentemente alterati dagli strumenti di pesca (Alcala, 1998).
Nella AMP della Torre del Cerrano, è permessa :
la pesca sportiva per i soli residenti eccetto che nella zona B dove anche i residenti devono essere appositamente autorizzati. Non è permesso l’uso di reti trainate, reti da circuizione, ciancioli, draghe, reti da imbrocco tirate da natanti, draghe meccanizzate, tramagli e reti da fondo combinate ed è altresì vietato l’uso di palangari per la cattura di specie altamente migratorie.
La piccola pesca artigianale esercitata a scopo professionale per mezzo di imbarcazioni aventi lunghezza inferiore a 12 metri tra le perpendicolari e comunque di stazza non superiore alle 10 TSL e 15 GT, esercitata con attrezzi da posta, ferrettara, palangari, lenze e arpioni, come previsto dal decreto ministeriale 14 settembre 1999 e compatibilmente a quanto disposto dal regolamento CE n. 1967/2006 con le seguenti modalità:
con rete da posta fissa, disposta perpendicolarmente alla linea di costa a distanza minima dalla costa di 300 m;
con nasse disposte ad una distanza minima dalla costa di 300m. La piccola pesca artigianale ha un ruolo determinante sia presso le comunità locali, per le sue implicazioni sociali, economiche, biologiche e ambientali, sia a livello nazionale che mondiale. L’alta selettività specie specifica della pesca artigianale consente agli operatori la gestione oculata e responsabile delle risorse.

ALCUNI ESEMPI DI SQUALI IN ADRIATICO

Nell’ottobre del 2013 è stato pescato uno squalo Elefante (Cetorhinus maximus), lungo circa 7 metri da un peschereccio a 30-40 miglia al largo della costa abruzzese. La carne ricavata, circa 700 chili, stava per essere immessa sul mercato come carne di squalo Manzo, ma è stata rintracciata e sequestrata in tempo dagli uomini della Capitaneria di porto, che hanno anche denunciato il comandante del peschereccio.
L’equipaggio dell’imbarcazione, fin dai momenti successivi al rientro in porto, aveva parlato di uno squalo manzo, specie commerciabile e presente in Adriatico, ma la Guardia costiera di Pescara, dopo la segnalazione di alcune associazioni ambientaliste e visionati fotografie e commenti presenti sul web, hanno avviato le indagini, accertando che si trattava di un esemplare di squalo elefante.
La carne è stata sequestrata nel mercato di Guidonia Montecelio, in collaborazione con gli uomini della Direzione marittima del Lazio e del Corpo forestale dello Stato.

A Bibione (Venezia ) nel luglio 2012 durante una gara di pesca sportiva sono stati pescati circa 30 palombi vivi (Mustelus mustelus) e poi rilasciati, evento che ha dimostrato la possibile presenza di una nursery di squali Palombo nella zona nord adriatica.
La pesca accidentale di specie protette di squali può avvenire sia nella pesca professionale che in quella sportiva e una collaborazione tra il mondo della pesca e i ricercatori offrirebbe una gran quantità di dati utili. I possibili metodi che si stanno evolvendo negli ultimi anni per ridurre i danni ed incentivare la ricerca sono i seguenti :
Utilizzo di nuovi ami circolari nella pesca con il palangaro per ridurre le catture accidentali di squali ma anche cetacei e tartarughe marine.
Marcatura con un tag, ovvero una targhetta numerata e la raccolta di dati quali luogo di cattura e lunghezza che poi saranno confrontati con dati di ricattura proposto da Sharklife ( progetto Life+ dell’Unione Europea atto allo studio delle specie catturate in maniera accidentale) in associazione con la Federazione italiana pesca sportiva ed attività subacquee Fipsas.
Dispositivo elettronico in grado di rilevare e segnalare istantaneamente, tramite segnale radio, l’avvenuta cattura nelle reti da posta dei grandi squali elefanti ( sistema progettato nel Parco della Maddalena).

SPECIE DIFFUSE O SPESSO AVVISTATE NEL MAR ADRIATICO :

In tutto l’Adriatico, quindi anche le coste abruzzesi, tra le varie specie di squali appartenenti a vari ordini, nominiamo lo spinarolo (Squalus acanthias), Squadro (Squatina squatina) Cagnaccio (Odontaspis ferox) Squalo volpe (Alopias vulpinus) Squalo elefante (cetorino)  (Cetorhinus maximus) Squalo gattuccio boccanera (Galeus melastomus) Squalo gattuccio (Scyliorhinus canicola) Verdesca (Prionace glauca). Solo tra queste già 4 specie sono protette, in quanto molto vulnerabili e presenti nella Lista rossa dello IUCN.

Spinarolo Squalus acanthias

(Fig 3. Spinarolo, Squalus acanthias)

Spinarolo Squalus acanthias. Nuotatore lento, deve il suo nome alle due pinne dorsali spinate, che vengono usate a scopo difensivo per infliggere dolorose ferite Gli occhi sono ben sviluppati, le dimensioni medie oscillano tra un metro ed un massimo di 1 m e 60. Campagne di ricerca scientifica in Adriatico hanno evidenziato un declino nelle catture dal 1963 al 2005 (Ferretti et al.2013) Si sospetta che, nell’arco delle ultime 3 generazioni, ci sia stato un declino della popolazione maggiore dell’80%. Pertanto la specie è valutata In Pericolo Critico (CR).

Fig 4 Verdesca Prionace glauca

(Fig 4. Verdesca, Prionace glauca)

Verdesca Prionace glauca . La testa è appuntita, la bocca è grande e provvista di forti denti triangolari. Il lobo superiore della pinna caudale (della coda)  misura 4 volte quello inferiore. Il dorso di questi squali è blu scuro, più chiaro sui fianchi, mentre il ventre è bianco. Complessivamente negli ultimi 36 anni si è riscontrato un declino maggiore del 30% e per questo motivo la specie viene classificata Vulnerabile (VU).

Squalo volpe Alopias vulpinus(Fig 5. Squalo volpe, Alopias vulpinus )

Squalo volpe Alopias vulpinus. Di colore bruno-grigiastro con riflessi metallici sui fianchi. Generalmente misura attorno ai 3-4 metri di lunghezza per un peso di 230–250 kg,  la metà della lunghezza totale è rappresentata dalla caratteristica coda, che l’animale utilizza per stordire e sopraffare le prede. Secondo gli indici di abbondanza di Ferretti et al. (2008) la specie ha subito un declino maggiore dell’80% negli ultime tre generazioni. In particolar modo il declino è riscontrato per Ionio e Mar Adriatico. Pertanto viene valutata in Pericolo Critico (CR)

Fig 6. Gattuccio Scyliorinhus canicula

(Fig 6. Gattuccio, Scyliorhinus canicula)

Gattuccio Scyliorhinus canicula. Specie bentonica, abita fondali sassosi, sabbiosi e corallini. La coda è formata da due lobi, quello superiore più sviluppato dell’inferiore. Colore di fondo beige puntinato di bruno, ma presenta macchie più fitte e minute. Raggiunge una lunghezza di 100 cm. La specie è comune in gran parte delle coste italiane, maggiormente sulle coste sarde, mentre è in leggero declino nell’Adriatico; ciononostante non sembra raggiungere le condizioni per essere classificata entro una delle categorie di minaccia e viene pertanto classificata a Minor Preoccupazione (LC).

Squalo Elefante Cetorhinus maximus

(Fig 7. Squalo elefante, Cetorhinus maximus)

Squalo Elefante Cetorhinus maximus. Rappresenta il secondo pesce più grande del mondo, dopo lo squalo Balena. Lunghezza 9-12 metri, il peso può arrivare alle 10 tonnellate. Non è un predatore e non è aggressivo, essendo planctivoro, per nutrirsi si serve di numerosissimi filamenti chiamati branchicteni situati sugli archi branchiali la cui funzione è quella di filtrare l’acqua marina per fermare il plancton. La specie non è minacciata in forma diretta e le catture come bycatch coinvolgono solo pochi individui l’anno. Appare solo in alcuni periodi e in alcune zone, ultimamente spesso in Sardegna. Circa 2000 gli avvistamenti in Adriatico negli ultimi 50 anni. Mancano dati a sufficienza per definire il trend della popolazione ed essendo una specie protetta è assolutamente prioritario raccogliere dati per definire il suo status. Per queste ragioni, al momento, la specie viene valutata Carente di Dati (DD).

A cura di Maxine Cutracci

 

Bibliografia

Alcala A.C. (1988), Effects of marine reserves on coral fish abundance and yelds of Philippine coral reefs. Ambio, 17 (3): 194 -199.
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Ferretti, F. Osio, G. Jenkins, C 2013. Long-term change in a meso-predator community in response to prolonged and heterogeneous human impact .
Ferretti, F.Myers, R. A. Serena, F.& Lotze, H. K. (2008), Loss of large predatory sharks from the Mediterranean Sea. Conservation Biology n.22(4) pp. 952-964.
Mannini, A., Relini, G. (Eds.) (2012), Rapporto Annuale sullo Stato delle Risorse Biologiche dei Mari Italiani. Anno 2009. Biologia Marina Mediterranea n.19 (suppl.1).
Mincarelli F. La piccola pesca nelle aree marine protette: l’innovazione della pescaturismo e dell’ittiturismo.
Vacchi, M. & Serena, F. (2010), Chondrichthyes In Relini, G. (ed) Checklist della Flora e della Fauna dei Mari Italiani (Parte II) Biologia Marina Mediterranea.

Sitografia

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http://fondazionecetacea.org/gli-squali (Ottobre 2013)
http://www.iucn.it/liste-rosse-italiane.php (Agosto 2013)
http://europa.eu/pol/fish/index_it.htm (Novembre 2013)
http://www.iucn.it/liste-rosse-italiane.php (Dicembre 2013)

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